La pittura di Nicola Cappiello in mostra nella sua città d'origine

La pittura di Nicola Cappiello in mostra nella sua città d’origine

La mostra dell'artista altamurano, residente da anni in Germania, è intitolata “Angolazioni”

Attualità
Altamura venerdì 03 aprile 2015
di Giovanni Mercadante
L'artista Nicola Cappiello.
L'artista Nicola Cappiello. © Giovanni Mercadante

L’artista Nicola Cappiello espone  ad Altamura  dal 22  marzo al 5 aprile 2015 nell’ingresso dello storico monastero del Soccorso una collezione di suoi ultimi dipinti.  La mostra è intitolata “Angolazioni”. Cappiello, altamurano DOC, trapiantato in Germania da 28 anni, non lavora solo con i colori, ma abbina alla sua attività artistica anche la  lavorazione del legno, da cui trae altre ispirazioni. La poliedricità della sua creatività sta proprio in questo dualismo: colori e legno.

Sposato con la tedesca Christine,  docente di lingue straniere, da cui ha avuto 3 figli, risiede insieme alla sua famiglia nella  suggestiva cittadina renana Bad Kreuznach, ricca di storia e arte,  alle porte di Magonza (Mainz am Rhein). Nella sua anima sono  indiscutibilmente  sempre presenti le radici della sua terra: Altamura, la Murgia, il mare, i trulli, il centro storico. Il suo “Io” è in bilico tra due culture, ambedue fascinose. L’Italia nel cuore, con le sue contraddizioni e il suo eclettismo; la Germania, con il suo perfezionismo e con modelli di vita che l’italiano apprezza moltissimo.

Cappiello, come accennato innanzi, inconsciamente è  alla ricerca di un  punto di equilibrio che appaghi la sua spiritualità. Lo dimostra attraverso molte immagini dove predominano le tonalità scure: rosso ruggine, verde opaco, azzurro pallido al cui  centro l’uomo pervade la spazialità, soprattutto in senso metafisico. La spazialità è anche oggetto di riflessione del tempo. La clessidra, in antitesi con  l’orologio deformato di Salvator Dalì, rappresenta per l’artista altamurano l’inesorabile trascorrere del tempo  sotto la cui “temperie” l’uomo è esposto alle leggi della natura.

Il carro su cui troneggiano figure emblematiche richiamanti il corso della vita: la morte con la falce, il bambino che corre, le lettere Alfa-Omega, il segno dell’infinito rappresentato da un otto, le maschere raffigurate sugli sportelli del carro, e al centro ancora l’uomo in bilico sul disco della terra, mentre a sinistra un cipresso svetta nel suo lugubre significato. Sono segni premonitori della fragilità dell’uomo sulla terra. L’artista non dimentica il tempo in cui viviamo. Un mondo fatto di tecnologia, dove i meccanismi, il groviglio di ingranaggi, sono incapsulati nell’universo che ci circonda. Fa osservare soprattutto  la fragilità della tecnologia. Basta un cortocircuito che l’intero sistema può mandare in frantumi quanto costruito dall’uomo tecnologico. E poi la natura, oltraggiata dai rifiuti, da cui  spuntano  mani sporche che afferrano lingotti d’oro, simboli dell’ingordigia umana.
L’artista altamurano-tedesco ha valicato i confini nazionali dimostrando nelle sue mostre fatte in Germania e in Francia l’universalità del linguaggio pittorico con la sua speciale sensibilità comunicativa.

La mostra ad Altamura è stata possibile  grazie al suo amico d’infanzia e referente in loco, Antonio Lorusso, che ha curato la parte logistica.

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