Grano duro: accordo quadro Coldiretti-Divella.

Grano duro: accordo quadro Coldiretti-Divella.

La filiera del duro si consolida per la pasta made in Italy.

Attualità
Altamura giovedì 30 novembre 2017
di La Redazione
La firma dell'accordo quadro.
La firma dell'accordo quadro. © n.c.

Stretto l’accordo di filiera tra il pastificio Divella, azienda leader del settore in Italia, Coldiretti Puglia e Consorzio agrario del Centro Sud, grazie al quale è stato fissato un prezzo del grano duro realmente remunerativo e sono state gettate le fondamenta per un percorso di qualità che porti sulle tavole degli italiani la pasta 100% ‘made in Puglia’.

L’accordo prevede l’acquisto di una prima partita di 30mila tonnellate di grano duro dalla provincia di Foggia e Bari al prezzo minimo di euro 28 al quintale, con una premialità per grani che superino la percentuale in proteine pari a 14,5. Se l’andamento di mercato dovesse far lievitare i prezzi oltre i 28 euro al quintale, comunque la Divella riconoscerà valori più alti in linea con i mercuriali.

“L'origine del grano è divenuta elemento obbligatorio sulle etichette di pane e pasta – commenta con soddisfazione il Presidente di Coldiretti Foggia, Giuseppe De Filippo – e la scelta del Tar di respingere l'istanza di sospensione del decreto ha accolto le richieste dell’81% degli italiani che chiedono maggiore trasparenza su quel che portano in tavola. Fare pasta con grano 100% italiano evidentemente si può, come ampiamente testimoniato dalla concreta volontà espressa dal gruppo Divella e dalla proliferazione di marchi che fanno pasta con grano 100% italiano. Parliamo di un percorso iniziato nei primi anni della crisi sotto la spinta dell’iniziativa del progetto di Filiera Agricola Italiana (FAI) che si è esteso ad alcune catene della grande distribuzione, ai marchi più prestigiosi quali Ghigi, Valle del grano Jolly Sgambaro, Granoro, Armando, fino all’annuncio del marchio napoletano “Voiello” del Gruppo Barilla che ora vende solo pasta fatta da grano italiano al 100% di varietà “aureo””.

Nella sola provincia di Foggia la superficie coltivata a frumento duro è pari a 240.000 ettari e una produzione media di grano duro di 7.200.000 quintali.

Da pochi centesimi al chilo concessi agli agricoltori dipende la sopravvivenza della filiera più rappresentativa del Made in Italy, mentre dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa del 500% e quelli dal grano al pane addirittura del 1400%.

“L’accordo è partito in fase sperimentale già nella scorsa campagna cerealicola – aggiunge ilDirettore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – e il prezzo riconosciuto ha raggiunto in media i 30 euro al quintale, in controtendenza con l’andamento del mercato in assoluto ribasso. Al contempo gli agricoltori, tecnicamente sostenuti, hanno garantito un livello qualitativo elevato, a dimostrazione che fare grano di qualità in Puglia è una certezza. L’accordo con Divella rientra nella nuova forma di rappresentanza in cui Coldiretti, sempre più sindacato imprenditoriale di filiera, insieme a campioni industriali nazionali dei rispettivi settori, compresi i mezzi tecnici per l’agricoltura e la tecnologia avanzata per la trasformazione alimentare, sono uniti per la realizzazione di accordi economici e commitment concreti finalizzati ad assicurare la massima valorizzazione della produzione agricola nazionale anche attraverso la realizzazione di contratti di filiera”.

A pesare negli ultimi anni sono state le importazioni in chiave speculativa – continua Coldiretti Puglia - che si concentrano nel periodo a ridosso della raccolta e influenzano i prezzi.

“Oltre all’etichettatura obbligatoria della pasta, del pane e dei prodotti da forno in genere, traguardo importante parzialmente bancato – conclude Marino Pilati, Direttore di Coldiretti Foggia - chiediamo il blocco delle importazioni a dazio 0 e il 100% dei controlli sul grano importato, la moratoria bancaria ed interventi finanziari per le imprese cerealicole, l’attivazione immediata della CUN nazionale cerealicola con base logistica a Foggia, il granaio d’Italia, e sostegni pubblici solo alle imprese che lavorano grano italiano”.

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