Sanità

Sempre meno medici. È allarme rosso

Nei prossimi 13 anni andrà in pensione l'81% dei camici bianchi. La Fimmg: «La Regione garantisca la salute ai cittadini»

Attualità
Altamura lunedì 26 febbraio 2018
di La Redazione
Sempre meno medici. È allarme rosso
Sempre meno medici. È allarme rosso © n.c.

Nei prossimi dieci anni in Puglia andranno in pensione circa 2.500 fra medici di famiglia e medici di continuità assistenziale (guardia medica). Si tratta di circa il 66% dei medici di Medicina generale in servizio. Se si estende l'analisi ai prossimi 13 anni, si arriva ad una percentuale dell'81%.Questo lo scenario prospettato da uno studio effettuato dal settore Continuità assistenziale della sezione barese della Fimmg, la federazione italiana medici di famiglia.

La situazione, secondo i camici bianchi, si fa più drammatica se si analizza esclusivamente l’assistenza primaria (medicina di famiglia): il 70% dei medici andrà in pensione nei prossimi 10 anni. A questi dati andrebbero poi aggiunti, aggravando il quadro generale, quelli relativi ai medici del servizio di Emergenza urgenza territoriale, che in Puglia fanno parte dell'area delle Medicina generale.

«È in discussione la tenuta di tutto il modello organizzativo territoriale della Medicina generale - dichiara Pietro Drago, segretario provinciale Fimmg continuità assistenziale Bari -. Tra non più di 3 anni non ci saranno più medici in questa regione a garantire livelli essenziali di assistenza quali la continuità assistenziale (Guardia medica) e il servizio di Emergenza urgenza 118. Le nostre stime evidenziano infatti una riserva di medici in attesa di convenzione che è gravemente insufficiente a coprire le cessazioni dal servizio previste per i prossimi anni».

«Occorre quindi - prosegue Drago - agire in fretta su questa ed altre criticità che mettono a rischio il sistema delle cure sul territorio».

Analizzando, infatti, la situazione della medicina generale, ad andare per primi in crisi saranno innanzitutto il servizio di Guardia medica e il servizio 118.

Una situazione, quella della carenza dei medici che non ha precedenti nella sanità italiana. Un fenomeno già iniziato nelle regioni settentrionali (Trentino Alto Adige, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) a cui man mano si vanno aggiungendo le altre regioni perché ogni anno, a fronte di un’uscita dal servizio di circa 3mila medici, sono solo 900 le borse di studio disponibili a livello nazionale per la formazione specifica in Medicina generale.

Questo è il motivo per cui nelle regioni settentrionali vanno deserte le assegnazioni di incarichi per il servizio di Guardia medica e per quello del Servizio 118 e alcune aree risulta scoperta l’assistenza ai cittadini.

«La carenza dei medici di famiglia lascerà non coperte ampie aree di territorio della nostra Regione - dichiara Nicola Calabrese, segretario provinciale generale Fimmg Bari - e le prime ad essere a rischio sono le aree più disagiate. Un dato già evidente viste la difficoltà che stiamo registrando a coprire ambiti carenti di medicina di famiglia in piccoli comuni della nostra regione».

Esiste la necessità di dare risposte in tempi brevi. Due le soluzioni da attuare. Da una parte, propone la Fimmg, «le regioni tutte devono prendere atto dell’emergenza ed adottare provvedimenti urgenti che portino ad incrementare in maniera significativa il numero delle borse. Alla nostra Regione chiediamo di aumentare il numero delle borse di formazione dei medici di medicina generale. Dall’altra, agire sui meccanismi dei rapporti ottimali e dei massimali di tutta la Medicina generale per ridurre in modo razionale il fabbisogno dei medici. Anche per questo aspetto chiediamo alla nostra Regione di aumentare il rapporto ottimale passando da un medico ogni 1.000 assistiti ad un medico ogni 1.300 assistiti».

«Sono in discussione i valori fondanti della medicina di famiglia - conclude Calabrese -. Il rapporto fiduciario che lega il cittadino al proprio medico di famiglia e la capillarità della presenza degli stessi sul territorio in un momento in cui la fragilità e la cronicità diventano le vere emergenze assistenziali nel nostro paese».

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