Matteo Moramarco

Matteo Moramarco

La storia di un sogno lungo una vita

Attualità
Altamura domenica 15 aprile 2018
di La Redazione
Matteo Moramarco
Matteo Moramarco © n.c.

E’ suggestiva, Masseria San Giovanni. Non sono imparziale in questo racconto perché ho sempre amato questo luogo. Quell’arco laterale sulla facciata che la taglia di netto rendendola unica, così pura nel suo bianco e così imponente nella sua essenzialità. Una fortezza elegante, simbolo di bellezza. E’ un’emozione, per chi ama luoghi contraddistinti da una storia antica.

Qui si può facilmente camminare nello spazio e nel tempo, andando avanti e indietro, scorgendo il futuro e leggendo il passato. La neviera e il pozzo. Gli Ipogei e l’anfiteatro. Il portico. La mangiatoia. La Cappella. Il Relais… Il paesaggio è il padrone, che ti fa girare la testa quando guardi l’orizzonte, e ti fa aprire il cuore davanti a questa murgia rocciosa e calcarea. Dal balcone la vedi, la Leonessa di Puglia. La fiera Altamura, che oggi da qua, sembra di poter tenere nel palmo di una mano. I sette fratelli Moramarco vivevano in campagna, e per loro la città era un miraggio. Erano poveri, ma, come lei, fieri. Oggi l’han conquistata, federiciani orgogliosi di un riscatto che è la loro storia di famiglia.

Siamo a I Luoghi di Pitti. Ma chi è Pitti?

Pitti è il nome del nostro primo locale, la caffetteria pasticceria ad Altamura, in centro… che si chiamava Pitti Caffè. Il caffè è diventato I Luoghi, perché abbiamo avuto in contemporanea più luoghi, ovvero il primo Pitti caffè, una masseria in gestione, e una seconda caffetteria pasticceria.

Matteo, tu hai sempre avuto una sorta di vocazione per l’arte del ricevere…

Il mio sogno era quello di avere un giorno un albergo. E si è realizzato a settembre del 2009 quando ho consegnato per la prima volta a un cliente le chiavi della stanza dell’albergo. Io provengo da una scuola alberghiera come mio fratello Luigi e mia sorella… abbiamo iniziato a lavorare molto presto… a sei anni io ero in un caffè pasticceria. Mio fratello altrettanto. E ti dirò di più il sogno di mia nonna Margherita era quello di aprire un giorno “u’ cuafè” ai nipoti… te lo dico in dialetto altamurano, come lo diceva lei. E il suo sogno si è avverato a febbraio dell’84 quando è stato aperto il Pitti Caffè di via dei Mille.

Un sogno che avete portato aventi più che degnamente. Per molti anni ad Altamura avete rappresentato l’innovazione nel settore della caffetteria e pasticceria.

Facevamo già catering quando il catering si chiamava servizio a domicilio, in una maniera artigianale. Si organizzava il rinfresco in casa, come si facevano una volta i matrimoni in casa. La seconda caffetteria aveva degli spazi che ci consentivano già di organizzare e ospitare rinfreschi o matrimoni, ma andavamo anche a organizzarli nelle masserie della zona. Mia sorella seguiva la cucina, la pasticceria era già una realtà consolidata. La prima masseria che ho preso in gestione mi ha consentito di esprimere al meglio questo tipo di concetto, che è stata una scelta naturale. E’ stata l’evoluzione… un avvicinamento ancora maggiore alla ristorazione.

Lì hai capito ancora di più quanto ti piaceva?

Assolutamente sì. Ma il mio sogno era l’albergo. E’ come se tutto è stato una lunga strada per arrivare a quello.

E quindi da una masseria solo in gestione, siete diventati proprietari di una masseria tutta vostra. E’ stato un colpo di fulmine?

Se ti dico che questo acquisto è avvenuto in tre ore forse non mi credi… eravamo già da tempo alla ricerca di uno spazio come questo, fino a quando una mattina venne una persona a prendere un caffè e a parlarci della possibilità di questo acquisto. In realtà ci dice: “Devo farvi vedere una cosa”.

E poi?

Eravamo qui alle tre di pomeriggio dello stesso giorno. Alle sei eravamo di nuovo alla caffetteria con i tecnici e gli avvocati e chiudemmo l’acquisto. E poi da rudere che era al primo ricevimento che fu fatto a settembre dello stesso anno. Noi acquistammo il 14 febbraio del 2001 e a settembre2001 ospitammo il primo ricevimento, con due gru ancora sulla struttura.

Questa è stata la partenza.

Avevamo necessità di partire subito… L’investimento era stato notevole…

Ma avete acquistato un edificio incredibilmente bello e antico.

Masseria San Giovanni è una residenza fortificata del Seicento, appartenuta alla famiglia Filo, una delle più antiche casate nobili locali, imparentata poi con i Della Torre di Santa Susanna, come si vede dallo stemma ancora esistente nell’anticamera del salonee dall’ultima discendente della famiglia sposata ad un Sabini, e passata poi al figlio, Conte Celio. Negli anni da masseria fortezza, si trasformò in casa signorile…

La sala che ospita oggi i ricevimenti era una stalla per bovini di grossa stazza…

Esatto. Delle mangiatoie. E i segni sono ben visibili. Si tratta di un edificio comunque sottoposto al vincolo della Soprintendenza alle belle Arti. La struttura nonostante i lavori e il restauro è rimasta tale e quale.

Questa è la sua bellezza.

Non è stata stravolta. Abbiamo solo cercato il giusto compromesso vista la destinazione di questo luogo. Il valore, credo, per chi ci sceglie, è anche il contesto storico. E poi, posso dire con orgoglio, che sono poche le masserie che hanno questa capienza…

Parliamo di numeri. Quanti ospiti potete considerare per i matrimoni?

Guardando i tavoli come sono normalmente, 180 persone. Ma abbiamo esperienze di matrimoni anche di 300, 400, 500… chiaramente utilizzando tutti gli ambienti. Ti dico che abbiamo anche ospitato due matrimoni di mille persone. Non ditelo a nessuno però… Ovviamente il contesto della struttura ha subito una trasformazione… il piazzale antistante è stato vestito con dei gazebo che hanno potuto così aumentare di molto la capienza… c’erano ospiti nella saletta, nelle grotte, nel porticato veranda… ovunque… e gli ospiti sono stati tutti felici… Ora vi va di visitare le nostre cucine?

Quasi nessuno lo fa…

Lo so, ma me fa piacere… Difficilmente fanno entrare in cucina…Oggi stiamo preparando un banchetto… Venite… Qui c’è Diego uno dei nostri chef da diciassette anni.

Chef, che cucina fate a I Luoghi di Pitti?

Cerchiamo di manipolare le materie prime il meno possibile perché usiamo solo materie prime di eccellenza… Non è un vanto, ma è la realtà. Cerchiamo di spaziare fra pesce, carne e territorio… con tutte le verdure particolari e uniche che la Murgia ci regala. In inverno cicorielle, cardoncelli e in primavera un intero giardino di erbe. Poi abbiamo il valore aggiunto della pasticceria, perché produrre i dolci in casa fa una grande differenza. Un buon dolce chiude un banchetto o un buon pranzo.

Andiamo anche a vedere la zona pasticceria? Sento un odore stupendo…

Andiamo… C’è Nicola alle prese con il “divino amore”… Dolcetti a base di mandorla, che da noi è considerata il frutto dell’amore… con cioccolato bianco o scuro, da personalizzare per le varie ricorrenze… Il capo pasticcere è mio fratello Gaetano. La storia dolce della famiglia inizia da lui.

Non è da tutti avere questa grande attenzione alla pasticceria.

Devo dire che ci riconoscono grandi pasticceri… E anche se non si sposano qui, ci chiedono di realizzare il vassoietto di dolci, che accompagna la bomboniera e che in molti casi, diventa proprio la bomboniera. Sotto abbiamo un intero reparto gelateria… Quando ci scelgono, si aspettano qualcosa in più nel dolce…

Quelle vele che vedo lì fuori cosa sono?

Le abbiamo create lo scorso anno. Spesso lì sotto vengono celebrati i riti civili. Un ulteriore spazio che si aggiunge alle disponibilità della struttura… che va ad aggiungersi a quello che credo sia il fiore all’occhiello di questo luogo. Gli ipogei, le grotte… Prima di scendere voglio mostrarvi il nostro relais…

Il tuo sogno che si è realizzato…

Abbiamo fatto un restauro conservativo…Sono dieci stanze, in cui a dominare è il colore della pietra. Camere affrescate, arredate con complementi d’arredo di design di artisti e artigiani locali. Una hall, una sala lettura e un panorama da scoprire dalla balconata… Tutto è stato curato da mia sorella Maria Luigia e da Domenico Sciacovelli, che attualmente vive e lavora in Svizzera.

Gli Ipogei come vengono utilizzati?

A supporto del ricevimento, se serve. Noi ospitiamo un matrimonio alla volta, quindi tutti gli spazi possono essere usati… Di ipogei non ce ne sono di così grandi… A seconda dei numeri o della stagione, diventa spazio alternativo per un aperitivo seduti, oppure anche qui per i riti civili. Ma facciamo anche mostre, degustazioni… Allungandoci fino all’anfiteatro qui fuori, che può ospitare fino a cinquecento persone… Abbiamo anche due altri ipogei da restaurare e il progetto di un hotel qui sotto con cinquanta camere…

Tanti sogni…

Ora quello che conta è sperare che questo progetto, portato avanti da noi, che siamo sette fratelli, venga condiviso con lo stesso amore dai nostri figli… se sentiranno il nostro sogno come il loro sogno. La storia della nostra famiglia potrà continuare.

( tratto da OLTRE Eccellenze Italiane, di Tommi Guerrieri )

Lascia il tuo commento
commenti