Ottavio Serena di Lapigio, un nome dalla storia nobile di Altamura

Ciò che di quest’uomo colpisce è anzitutto l’ampia cultura, versata e coltivata in diverse direzioni

Roberto Berloco Perle di storia altamurana
Altamura - lunedì 20 ottobre 2014
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Scartapellando qua e là fra la storia di Altamura, almeno fino a che non si superi il confine del XIX secolo e si guardi rigorosamente indietro, si scopre che questa non ha mancato di brillare in menti ed opere di uomini che diedero non solamente, in quanto anche seppero dare.
Di costoro, i quali compongono l’ossatura dell’onore culturale altamurano, oggi è rimasta appena la memoria, unita all’intitolazione di qualche strada, piazza o scuola.
La politica degli indigeni, corrotta nello spirito, nei costumi e negli scopi, ha infatti imposto una padronìa di assetti comportamentali e decisionali che hanno finito per asfissiare gli ultimi respiri di vita di un istinto, quello addirittura d’un civismo culturale, che pure era nato bene, era stato nutrito bene e prometteva altrettanto bene. Un peccato veramente del quale s’attende almeno una certa giustizia da quel giudice impietoso che, infine, è la Storia.
Fa bene, dunque, chiamare in causa, da trame sempre più trapassate, i nomi di chi ci produce indizio di qualcosa di assai meglio dell’epoca attuale e, perché no, anche nell’ambito della politica, come fu di certo quello del personaggio in questione.
Ottavio Serena di Lapigio nacque ad Altamura nel 1837 da ceto baronale. Ciò che di quest’uomo colpisce è anzitutto l’ampia cultura, versata e coltivata in diverse direzioni. Non deve essere un caso che il Serena facesse parte di varie Accademie scientifiche e letterarie, si dedicasse anche alla letteratura poetica e venisse coinvolto prevalentemente in incarichi riguardanti la Pubblica Istruzione, come quello del riassetto di questo settore nel Napoletano proprio durante i primi anni dell’Unificazione, alla quale aveva partecipato attivamente da sostenitore e patriota. Nel 1861 entrerà nel Ministero della Pubblica Istruzione a Torino venendo posto a capo di diverse commissioni.
Sempre in ascesa la sua carriera politica. Consigliere dell’assise Provinciale di Bari nel 1870, quattro anni dopo venne eletto Deputato del Regno d’Italia e, con tale veste, presto nominato rappresentante del Consiglio Costituzionale per le province del Mezzogiorno, fino a farsi lui stesso artefice di una sezione pugliese dell’Associazione Costituzionale con sede a Bari.
Dopo due parentesi nel ruolo di Prefetto a Pavia e a Lecce, nel 1898 diventa Senatore e da tale continuerà nell’impegno, iniziato all’epoca del suo Consiglierato alla Provincia di Bari, nell’opera di realizzazione dell’Acquedotto pugliese che egli sentiva essenziale per sovvenire alle esigenze vitali della propria comunità.
Morirà a Roma nel 1914, l’anno d’inizio della Grande Guerra, lasciando ai posteri non solamente un nome onorabile e onorante la città di Altamura, ma pure una quantità considerevole di scritti. Una buona parte di questi testimonia l’amore che egli pose alla propria patria civica, spaziando dall’attenzione alla sua storia fino alle memorie tematiche, come quella su suoi concittadini musicisti nel primo centenario della nascita di Saverio Mercadante oppure, ancora, all’analisi di aspetti a lui contemporanei, come quello caro degli istituti scolastici.

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