Quest’anno a Cannes il meglio del cinema italiano

Non accadeva da tempo che nella selezione della stessa edizione confluissero i nomi più rappresentativi del panorama cinematografico italiano

Altamura - mercoledì 22 aprile 2015
©

Ci rimane almeno qualche italiano da esportazione. Possiamo consolarci così, leggendo i nomi dei tre autori che rappresenteranno il cinema tricolore a Cannes. Non accadeva da tempo che nella selezione della stessa edizione confluissero i nomi più rappresentativi del panorama cinematografico italiano.

Tutti insieme, in un colpo solo. Moretti, Garrone e Sorrentino. Rispettivamente con Mia madre, Il racconto dei racconti e La giovinezza. Più lontano dalla ribalta dei riflettori, nella sezione Un certain renard, l’astro  luminosissimo di Roberto Minervini con il documentario Louisiana (The other side). Un parterre d’eccezione, che solleva inveterati quesiti sulla compatibilità dei maggiori esponenti del cinema italiano con i festival nostrani, Venezia su tutti, e che accende nella fantasia cinefila ricordi e speranze.

Sono molti i momenti in cui sulla Croisette si sono dati appuntamento i migliori talenti del cinema italiano. In anni e contesti diversi. La memoria corre a quel mitico 1960, anno di grazia per le sorti della settima arte italica. In concorso viene presentato L’avventura di Michelangelo Antonioni. Dopo la proiezione Monica Vitti abbandona la sala in lacrime, mentre il maestro ferrarese telefona a casa dichiarandosi sconvolto per l’immotivato sghignazzare del pubblico in sala. Il giorno dopo trentacinque intellettuali firmano un manifesto in difesa del film e Roberto Rossellini dichiara entusiasta alla stampa che quello di Antonioni è “il più bel film mai presentato ad un festival”. La Palma d’Oro per un curioso scherzo del destino finisce ad un altro capolavoro italiano, La dolce vita di Federico Fellini.

Le lancette della storia si spostano al 1972. Gli anni sono quelli del grande cinema di impegno civile, rappresentato in Italia da tanti autori al culmine della loro carriera. E’ l’anno di Gian Maria Volontè. L’Italia oltre a Lina Wertmuller con il suo Mimì Metallurgico schiera due pezzi da novanta come Elio Petri e Francesco Rosi. Volontè è il protagonista di entrambe le pellicole. La Palma d’Oro non viene assegnata, ma Il Grand Prix della Giuria unisce in uno storico ex-aequo Il Caso Mattei di Rosi e La Classe operaia va in paradiso di Petri, mentre Volontè ottiene una doverosa menzione speciale.

E’ a quell’irripetibile momento che tanti hanno pensato quando nel 2008 Paolo Sorrentino e Matteo Garrone, i due nuovi autori più acclamati del cinema italiano, si sono fatti scattare una foto sul tappeto rosso di Cannes con i premi che la giuria presieduta da Sean Penn aveva attribuito ai loro film: il Grand Prix Speciale della Giuria a Gomorra di Garrone e il Premio della Giuria a Il divo di Sorrentino. Quest’anno loro due, insieme a Nanni Moretti, vincitore della Palma d’Oro nel 2001 con La stanza del figlio, si contenderanno i favori della giuria presieduta dai fratelli Coen. Noi siamo pronti a tifare per loro. Fiduciosi sul fatto che la storia possa ripetersi, al momento giusto.

Altri articoli
Gli articoli più letti