Mura Megalitiche, il ricordo possente della storia

"A chiunque provenga da Bari e viaggi lungo la strada statale, non sfuggirà la visione di una città spalmata lungo una buona porzione dell’orizzonte"

Roberto Berloco Perle di storia altamurana
Altamura - martedì 16 giugno 2015
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A chiunque provenga da Bari e viaggi lungo la strada statale, non sfuggirà la visione di una città spalmata lungo una buona porzione dell’orizzonte.
Se si vuole goderne il più possibile sarà sufficiente conservare un’andatura prudente, rispettando a puntino i limiti di velocità e mirando semplicemente davanti a sé, una volta che si è ad un paio di miglia dall’abitato.
L’attrazione diventerà così forte che si finirà per svoltare alla prima via che porti verso il paese, questo che è il più popoloso dell’altopiano murgiano e porta il nome di Altamura.
L’arteria che vi s’anella è nomata di via Bari. Proseguendola tutta per intera si giungerà di fronte alle mura medievali ed a quella che, ancor oggi, è chiamata Porta Bari. Da questa, più di due secoli fa, il popolo altamurano fuggiva mentre le truppe della Santa Fede penetravano dagli imbocchi della parte opposta.

Ma se, invece di proseguire sino in fondo alla strada, si vorrà prestar fede a ciò che più colpisce l’occhio, allora la marcia s’interromperà ad un punto, quando al primo incrocio si noterà subito un tratto di antiche mura, incastonate in un terrapieno che lascia sporgere un certo bordo, se si guarda verso il paese, oppure null’altro che un’unica parete formata di massi incastrati fra loro, secondo una percorso che, intorno al V secolo a. C., circondava il territorio urbano per più di tre chilometri e mezzo. Si tratta di quelle che sono comunemente definite “mura megalitiche”, vale a dire “mura di grandi pietre”, secondo la traduzione letterale dal greco dal quale deriva l’aggettivo dato alle mura, delle quali non si potrà che presagire, con animo subito ammirato, una straordinaria bellezza arcana ed una maestosità fuori del comune.

Fin dal primo sguardo, così, tangibile sarà il potere suggestivo di quello che veramente è un monumento dell’antichità, una traccia autentica della vita dei Peuceti, genti provenute dalle coste dell’Illiria e penetrate in tutta la penisola apulica durante tempi che si perdono nelle zone più remote della storia umana.  All’interno di tale cinta muraria, alta ben quattro metri e larga più di cinque metri, dove ora sorgono edifici e strade secondo canoni dell’oggi, un tempo pullulavano capanne in pietra, fango essiccato e paglia, con uomini, donne, anziani e bambini che parlavano una lingua forse simile a quella greca, della quale oggi non s’ha traccia che in alcune rare stele.

Un’altra cintura, fatta pure di massi uniti alla stessa maniera, correva poi all’interno del suolo civico di quell’epoca, circondando la cosiddetta acropoli, vale a dire la parte alta della città. Di questa, però, sono rimaste tracce molto più sporadiche, mentre si conosce per certo che la sua lunghezza complessiva s’aggirasse intorno al chilometro e mezzo circa.

Alla base dell’edificazione di mura così robuste v’era l’esigenza di creare una difesa efficace contro gli attacchi militari dei Magnogreci di Taranto e da parte di Sanniti e Lucani confinanti. Un pericolo il quale smise di essere con l’arrivo della potenza romana, alla quale l’originaria Altamura dovette piegarsi, al pari di tutti gli altri centri della Puglia di oltre due mila anni fa.

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