L'altamurana LAB edizioni pubblica IV volume della collana «Quaderni della Biblioteca Finia»

L'altamurana LAB edizioni pubblica IV volume della collana «Quaderni della Biblioteca Finia»

​Il libro «Chiose a Decameron, IV Intr. 15» di Leonardo Racano, affronta un enigma nascosto in due passi del Decameron. Come in un giallo, l'indagine offre una proposta di commento al al passo indicato.

Attualità
Altamura lunedì 11 novembre 2019
di La Redazione
Antonio Ferrante con Leonardo Racano. L'altamurana LAB edizioni pubblica IV volume della collana «Quaderni della Biblioteca Finia»
Antonio Ferrante con Leonardo Racano. L'altamurana LAB edizioni pubblica IV volume della collana «Quaderni della Biblioteca Finia» © altamuralive

La LAB edizioni (marchio dell'agenzia di comunicazione di Altamura 2Round) diretta da Antonio Ferrante e Vito Cappiello ha appena dato alle stampe «Chiose a Decameron, IV Intr. 15» di Leonardo Racano, il quale scioglie come fosse un indovinello il Proemio della raccolta del certaldese muovendosi fra epistole, opere tarde e riferimenti all'opera di Cicerone. Gli indizi convergono tutti a confermare - mettendo a frutto gli esiti delle ricerche condotte, su tutti, da Lucia Battaglia Ricci - una polemica letteraria nascosta fra le pieghe del Decameron e il cui bersaglio ha un preciso nome: Fra Domenico Cavalca. Il 'movente'? "Esaltare l'umano come dramma della libertà" (queste le parole del direttore della collana, Don Giacomo Lorusso) e programmaticamente opporre una visione etica ed estetica del fare letteratura colpendo al cuore l'opera del domenicano: gli affreschi del Camposanto Monumentale di Pisa - da lui pensati ed eseguiti verosimilmente dal Buffalmacco, altro nome 'boccacciano' - e soprattutto la sua traduzione delle Vitae Patrum.

Racano svela e chiarisce nella sua requisitoria quel che la parodia di Boccaccio nasconde a un livello più profondo: il riferimento diffuso alla storia cristianizzata del Buddha che circolò nel Trecento proprio in area toscana. Così, il «Monte Asinaio» di Dec., IV Intr. 15 che i commenti solitamente indicano come riferito al reale Monte Senario (nei pressi di Firenze), sembra più ammiccare al letterario «diserto di Sennaar». Proprio là dove inizia la Storia di Barlaam e Ioasaf, della quale si era servito il Cavalca - così 'scoperto' - piegandola ai fini del proprio progetto educativo.

Una suggestione da accogliere e capace di trasportare il lettore, condotto attraverso un mondo di specchi e luoghi letterari, fino alle "terre di Sarnadib", ovvero nella leggendaria isola di Taprobane che gli antichi collocavano in un mitico Oriente.

«Chiose a Decameron, IV Intr. 15: dal diserto di Sennaar al Monte Asinaio. Un Buddha cristiano fra donne, diavoli e papere» è già disponibile presso tutti gli stores nazionali.

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