Intervista a Francesca Mangiatordi

Storia di un'altamurana - Dott.ssa Francesca Mangiatordi, in prima linea contro il Covid19

Intervista a Francesca Mangiatordi, Dottoressa altamurana presso l'ospedale di Cremona, in prima linea nella lotta contro il Covid19.

Attualità
Altamura martedì 10 novembre 2020
di La Redazione
Dottoressa Francesca Mangiatordi
Dottoressa Francesca Mangiatordi © Francesca Mangiatordi

Abbiamo intervistato Francesca Mangiatordi, Dottoressa altamurana presso l'ospedale di Cremona, in prima linea nella lotta contro il Covid19.

Tutti la conoscono per la foto scattata all'infermiera Elena Pagliarini, ma ci parli di Lei e del perchè ha scelto di essere un medico.

La mia scelta di essere medico è nata durante l'ultimo anno di scuola superiore quando tra tante scelte ho capito che la curiosità di capire come funzionasse il corpo umano prevaleva su le altre scelte. Così ho scelto di fare medicina, ho lavorato presso l'ospedale di Altamura fino a 5 anni fa. Poi ho scelto di andare via e mi sono trasferita qui a Cremona. Molti ricordano me e il Dottor Francesco Pappapicco nel momento in cui abbiamo chiesto a gran voce dei miglioramenti per l'ospedale della Murgia e per contro abbiamo ricevuto dei provvedimenti disciplinari punitivi.

Durante la prima ondata, quella che ha colpito maggiormente Cremona, come veniva vissuta l'emergenza da Dottori e Infermieri che erano in trincea contro questo nemico invisibile?

A marzo a Cremona insieme a Crema, Lodi, Bergamo e Brescia ci siamo ritrovati nel pieno di una maxi emergenza, il virus era arrivato in Italia. Il primo caso a Codogno ci ha messo in allarme, da quel momento una quantità enorme di pazienti è arrivata in pronto soccorso e ogni giorno, ad ogni turno, c'erano così tanti pazienti da non essere in grado di aiutarli tutti ed era questo senso di frustrazione e impotenza che ci ha provati psicologicamente. Ma non ci siamo mai fermati un attimo, non c'erano turni di riposo, non esisteva più un orario di fine turno e nei momenti in cui eravamo a casa il pensiero era sempre in ospedale ai nostri colleghi che erano lì. Quello che era evidente era lo squilibrio tra pazienti e le risorse umane in campo, considerando che molti di noi operatori hanno contratto il virus e purtroppo alcuni sono rimasti per diverso tempo o in ospedale o a casa per recuperare.

Con l'arrivo della seconda ondata, cosa è cambiato in prima linea?

Ci troviamo ora di fronte e nel pieno della seconda puntata, prevista da molti, e anche noi operatori lo abbiamo sempre immaginato, per questo in questi mesi non abbiamo mai abbandonato i nostri dispositivi di protezione anche durante l'estate con il caldo che ci faceva sudare sotto le tute di plastica. Non abbiamo mai smesso di studiare e di capire quali problemi potesse determinare questo virus. Insieme ai vari colleghi, sia pneumologi che infettivologi, ci siamo sempre confrontati e abbiamo cercato di capire quali metodiche terapeutiche dovessimo mettere in campo in previsione di una seconda ondata. Ed infatti questo ora ci sta aiutando molto a gestire questa situazione. Conosciamo un po' di più gli effetti e i danni provocati dal virus, Considerando che a Cremona abbiamo gestito più di 3000 pazienti con vari gradi di infezione da Covid. La situazione è difficile perché anni di tagli di personale e di strutture, stanno venendo ora a galla, e il sistema sanitario verte ora sulle spalle degli operatori sanitari.

Ad Altamura ci sono i suoi cari, come ha gestito i rapporti in questo periodo?

I miei parenti vivono ad Altamura e da Febbraio sono riuscita a rivederli ad Agosto e purtroppo a settembre è deceduto mio padre (era allettato da molto tempo e affetto da demenza). La preoccupazione nei loro confronti è alta soprattutto in questo momento che il virus sta circolando molto ad Altamura.

Come vede il suo futuro e il futuro del nostro paese?

Sono fondamentalmente una persona positiva e cerco sempre di trarre degli insegnamenti dagli eventi che mi accadono. Sia a Marzo che durante questo periodo ho avuto modo di constatare la grande squadra con cui lavoro a Cremona. Sia medici sia infermieri che OSS, sono una grande squadra e lo hanno dimostrato ogni momento dell'emergenza e lo dimostrano tutt'ora, nessuno si è tirato indietro. Pertanto nel mio futuro mi vedo ancora qui a Cremona e se ognuno si impegnasse facendo il proprio, si potrebbe aiutare tutta la comunità a superare questo momento critico.

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