Maxi operazione dell'Antimafia: ordinanza di custodia cautelare per 58 persone

Maxi operazione dell'Antimafia: ordinanza di custodia cautelare per 58 persone

L’ordinanza è stata eseguita da 300 militari nei territori di Bari, Altamura (BA), Foggia (FG), Cerignola (FG), Matera (MT), Lecce (LE) e Roma.

Cronaca
Altamura venerdì 15 novembre 2019
di La Redazione
Maxi operazione dell'Antimafia: ordinanza di custodia cautelare per 58 persone
Maxi operazione dell'Antimafia: ordinanza di custodia cautelare per 58 persone © Carabinieri

Nella notte il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura della Repubblica di Bari - Direzione Distrettuale Antimafia a carico di 58 persone, delle quali 49 in carcere, 5 agli arresti domiciliari e 4 all’obbligo di presentazione alla p.g. L’ordinanza è stata eseguita da 300 militari nei territori di Bari, Altamura (BA), Foggia (FG), Cerignola (FG), Matera (MT), Lecce (LE) e Roma. Si tratta di una indagine che ha disarticolato il clan ”D’Abramo-Sforza di Altamura. L’indagine è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Le accuse sono di associazione di tipo mafioso, anche armata, detenzione e porto di armi, anche da guerra, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, omicidio, tentato omicidio, estorsione, turbativa d’asta. Eseguito anche il sequestro di quattro immobili, un esercizio commerciale del valore complessivo di oltre due milioni di euro, nonché due autovetture di grossa cilindrata. Nel corso dell’indagine, i Carabinieri avevano già recuperato un considerevole quantitativo di droga pari a circa kg.5 di cocaina, kg.9 di marijuana e kg. 16 di hashish.

L’operazione - convenzionalmente denominata “Nemesi” - è il frutto di un’indagine avviata nel 2017 dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari, sviluppata quasi esclusivamente mediante servizi di osservazione e pedinamento effettuati sul territorio, accompagnati da attività tecniche d’intercettazione telefonica ed ambientale, che hanno consentito di:

- documentare l’operatività dell’organizzazione criminale facente capo a D’Abramo Michele e Sforza Giovanni – legata al clan Parisi di Bari - attiva nel territorio di Altamura, con la commissione di una serie di attività delittuose, tra cui il traffico di stupefacenti, i reati contro il patrimonio (estorsioni), contro la persona (omicidi e tentati omicidi), in materia di armi, e contro la Pubblica Amministrazione (turbata libertà degli incanti);

- sequestrare notevoli quantitativi di droga nella disponibilità del sodalizio, che si riforniva dal clan Parisi-Palermiti di Bari e da Cerignola;

- disporre il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di 4 appartamenti e di due autovetture sulla base dell’accertata sproporzione tra i redditi dichiarati ed il tenore di vita dei nuclei familiari di D’Abramo Michele, Sforza Giovanni - capi cosca - Sciannanteno Pasquale e Sforza Luigi - loro luogotenenti.

L’indagine ha infine consentito di identificare i mandanti e gli esecutori materiali dell’omicidio e della soppressione del cadavere di Popolizio Angelo, scomparso ad Altamura il 7/8/2014), di due tentativi di omicidio (in pregiudizio di Dambrosio Nicola e Dambrosio Mario, verificatisi, rispettivamente, il 30/4/2012 e 31/7/2014), strategici per la conquista violenta del territorio da parte della nuova compagine criminale.

Nell’ambito dell’inchiesta è emerso, altresì, come un imprenditore edile altamurano, responsabile della ditta incaricata dell’esecuzione dei lavori di costruzione del ‘centro di ristorazione sociale per persone disagiate’ in Gioia del Colle (BA) – danneggiato, nell’anno 2016, da un incendio doloso occorso a pochi giorni dalla sua inaugurazione – e successivamente impegnato con la sua impresa nella realizzazione di alloggi di edilizia popolare in Grumo Appula (BA), fosse rimasto vittima - in entrambi i casi - di estorsioni (non denunciate) da parte della criminalità locale e costretto ad assumere personale per ottenere la c.d. ‘protezione’. Egli, inoltre, si è reso responsabile della corruzione di un funzionario amministrativo già in servizio presso la Regione Puglia, per accelerare l’emissione dei mandati di pagamento.

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