Le indagini si sono concluse nella giornata di ieri con la notifica dell'avviso di conclusioni delle indagini, svolte dai Ros di Roma, per fatti che risalgono agli anni 2008-2011

Trafficavano droga dal sud America fino al porto di Bari. 70 indagati tra cui un altamurano

La cocaina, proveniente dal sud America, transitava dai porti di Gioia Tauro, Livorno e Bari con la complicità di diversi referenti del posto

Cronaca
Altamura mercoledì 07 ottobre 2020
di La Redazione
Trafficavano droga dal sud America fino al porto di Bari. 70 indagati tra cui un santermano
Trafficavano droga dal sud America fino al porto di Bari. 70 indagati tra cui un santermano © n.d.

Trasportavano carichi di cocaina provenienti dal Sud America e li facevano passare nei porti italiani per arrivare in Calabria.

Questo è quanto metteva in atto una vasta organizzazione criminale tra i porti Gioia Tauro, Livorno e Bari con la complicità di diversi referenti del posto.

Nella giornata di ieri il Procuratore Aggiunto della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, ha fatto notificare gli avvisi di conclusione delle indagini, condotte dai Ros di Roma, per fatti che accaduti tra il 2008 e il 2011.

Sono settanta gli indagati, tra cui esponenti di vertice dei clan vibonesi. La notizia è stata riportata da diversi media nazionali e della Calabria.

Tra gli indagati figurano alcuni pugliesi tra cui N.B (64′) di Valenzano, G.C. (51′) di Altamura, N. M. (68′) di Santeramo in Colle e C.G. (75') di Bitonto Tutti sono accusati, a vario titolo, di oltre 15 capi di imputazione fra i quali il principale è quello dell’associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico internazionale.

L’indagine è stata spostata a Catanzaro dopo l’omicidio del broker della cocaina, Vincenzo Barbieri, ucciso a San Calogero nel 2011 davanti al locale del cugino tabaccaio, dopo essere tornato al paese da Bologna. Gli omicidi di Barbieri e quelli a breve distanza di Salvatore Drommi e Domenico Campisi, sarebbero stati infatti l’atto conclusivo di una violenta frattura nel gruppo criminale che dopo questi brutali assassinii avrebbe continuato ad agire nei suoi interessi. Proprio a Bologna si innerva un terzo filone dell’inchiesta, denominata “Due Torri Connection”, scaturita dal tentativo di far approdare in Italia un carico da 1500 chili di cocaina dall’Ecuador.

Lascia il tuo commento
commenti