"Altamura - La città scomparsa", straordinaria mostra di foto d'epoca a cura dell'ABMC

Al via "Altamura - La città scomparsa", straordinaria mostra di foto d'epoca a cura dell'ABMC

Si terrà i prossimi 29 e 30 novembre e 1 dicembre 2019 presso la sala Camastra del Monastero del Soccorso.

Cultura
Altamura giovedì 28 novembre 2019
di La Redazione
"Altamura - La città scomparsa", straordinaria mostra di foto d'epoca a cura dell'ABMC © n.c.

Una straordinaria mostra di foto d'epoca si terrà i prossimi 29 e 30 novembre e 1 dicembre 2019 presso la sala Camastra del Monastero del Soccorso. La mostra dal titolo "Altamura - La città scomparsa", è curata dall'ABMC (Archivio Biblioteca Museo Civico.

Il 10 ottobre 1949 venne costituito l’Archivio Biblioteca Museo Civico per volontà di un gruppo di intellettuali che si diedero come scopo la conservazione di documenti, libri, oggetti storici, giornali e fotografie e tutto quanto avesse attinenza con il passato di Altamura, per salvare questo patrimonio materiale dalla distruzione e dispersione, ma soprattutto dall’oblio.

In questo 2019, l’Ente culturale, che ha ricevuto importanti riconoscimenti dalle istituzioni nazionali (Presidente della Repubblica, Ministeri ecc.) e regionali, compie settant’anni di vita. Una lunga esistenza, dunque, che ha visto l’A.B.M.C. sempre impegnato nel perseguire gli scopi statutari conservando e arricchendo, anno dopo anno, il suo importante patrimonio culturale.

Per celebrare questo evento, si è voluto organizzare una mostra fotografica sulla città, quella del passato, quella che non esiste più, ignota alle nuove generazioni di altamurani. Non è una semplice raccolta racchiusa in un album dei ricordi da sfogliare in famiglia o condividere con gli amici, ma un percorso di conoscenza delle proprie radici che affondano nella città e in un tessuto sociale che si è evoluto nel bene come nel male. Com’era la gente, quali l’urbanistica, le attività economiche, l’istruzione, i “riti” della nascita e della morte, la protezione delle fasce più deboli (orfani e poveri) della popolazione, l’atteggiamento individuale e collettivo nei confronti della religione, dei culti, della politica che coinvolgeva nell’agone dei partiti i cittadini che riempivano Piazza Duomo?

Attraverso le fotografie, la mostra consente di vagare in una città scomparsa, ci racconta di luoghi, eventi, persone, consuetudini che oggi non esistono più; un mondo in cui le azioni, l’impegno quotidiano di padri e nonni è sconosciuto alle nuove generazioni.

Dalla vasta fototeca storica dell’A.B.M.C., dagli archivi privati, dai collezionisti ecco giungere la risposta fatta non di parole, ma di immagini, che permettono di proiettarsi in un passato forse labilmente presente nella memoria di alcuni, del tutto ignoto negli altri.

L’Archivio Biblioteca Museo Civico non è nuovo ad iniziative del genere: una mostra simile l’aveva allestita più di trent’anni fa ed ebbe una risonanza incredibilmente positiva.

In questa, intitolata “Altamura, la città scomparsa” e organizzata per celebrare il settantesimo anniversario della costituzione dell’Ente culturale “storico per eccellenza” della città, si è evitato, per quanto possibile, l’utilizzo delle fotografie della prima edizione (che furono pubblicate nella rivista dell’A.B.M.C., “ALTAMURA”, numero doppio 23-24, 1981-82), ma si sono tirate fuori dai suoi scrigni immagini nuove (molte non lontane nel tempo), che rivelano come il progresso di oggi si poggi non sulle macerie del passato, ma sul passato.

La speranza è che quel che rimane di un tempo che fu possa essere amato, rispettato e tutelato dalle future generazioni.

GUIDA ALLA MOSTRA

La città

Le immagini fissano elementi urbani, come palazzi, mulini, ville, opifici che sono stati abbattuti per far posto a moderne strutture.

Chi si ricorda più del palazzo De Nora di Piazza Zanardelli, dei grandi mulini a Porta Bari e Viale Regina Margherita, della costruzione esistente prima della edificazione del palazzo di Traetta Mosca, nei pressi della Consolazione, o dell’antica chiesa di San Sepolcro? E i villini nobiliari ottocenteschi sorti sull’arteria che portava all’allora moderna stazione?

Scomparsi. Per sempre!

Acqua che viene…. acqua che va

Le foto ripercorrono le fasi della costruzionedel serbatoio pensile dell’Acquedotto Pugliese, dell’urbanizzazione dell’area circostante, dello scavo e posa in opera della rete idrica lungo viale Martiri 1799 e dell’inaugurazione della fontanamonumentale realizzata dallo scultore Arnaldo Zocchi (lo stesso dei monumenti ai Martiri del 1799 di Piazza Duomo e quello ai caduti della Prima guerra mondiale) con il suo alto zampillo, metafora della civiltà che toccava anche la “siticulosa Apulia”.

Assistenza ai diseredati

Tra le istituzioni benefiche e assistenziali sono state ricordate il ricovero di mendicità, che offriva assistenza alle persone e famiglie indigenti e la “Casa del fanciullo”, volgarmente nota come “Suor Cecilia”, che si occupava di proteggere e dare sostegno agli orfani, i quali spesso venivano “arruolati” per icortei funebri secondo le usanze di un tempo.

Infanzia

Cristallizzare in un’immagine fotografica i bambini significava ostentare la continuità della famiglia e del gruppo sociale di appartenenza.Soprattutto l'esibizione del sesso maschile da parte dei genitori era la prova ovvia della nascita di colui che avrebbe assicurato la discendenza e la sopravvivenza del nome del casato.

Eventi

Sarebbe stata ridondante questa sezione per la presenza in archivio di moltissime foto cronologicamente collocabili tra la fine dell’Ottocento e gli anni Settanta del secolo scorso.

Ci si è limitati, dunque, ad esporre quelle meno conosciute, come l’ingresso in città degli arcipreti di Altamura e Acquaviva delle Fonti Carlo Cecchini (1904-1910), Domenico Dell’Aquila (1932-1942), Salvatore Rotolo (1942-1962).

A queste si sono affiancate quelle dell’incoronazione della statua della Madonna del Buoncammino, della cerimonia della posa della lapide commemorativa del senatore Nicola Melodia nel 1931 e della eccezionale nevicata del 1956 che paralizzò la città che rimase del tutto isolata.

Religiosità

Va sempre diminuendo la manifestazione pubblica della devozione popolare per il culto della Vergine protettrice di Altamura, per i santi e i riti religiosi in generale.

Un fenomeno esattamente opposto a quello che si verificava in passato, quando la Chiesa era in grado di aggregare attorno a sé, alle sue manifestazioni e funzioni migliaia di persone.

Molto è cambiato anche nella pastorale dei nostri giorni, molte sono le festività soppresse.

Le immagini hanno riportato in luce un avvenimento molto comune negli anni Trenta in Altamura, che certamente pochissimi potranno ricordare: l’infiorata del corridoio centrale della Chiesa di San Nicola, che veniva realizzata in occasione della festività del Corpus Domini. Una usanza di cui si era persa la memoria.

Politica

I comizi. Oggi sono fuori moda. Ci sono altri canali per la comunicazione. Internet è diventata la grande piazza dove si trova di tutto.

Ma prima della sua comparsa come partecipavano i cittadini alla politica dei partiti? Come i rappresentanti locali dei diversi schieramenti comunicavano con l’elettorato?

Le immagini testimoniano l’azione di uomini che hanno dedicato gran parte della loro vita alla politica cittadina. L’arrivo dei leader nazionali era un evento che muoveva le masse, così come le chiusure delle campagne elettorali.

Altri tempi, altri approcci con la gente, altri uomini.

La scuola:

Immagini lontane, sbiadite nel tempo. Classi solo femminili o maschili.

Retaggio di una società maschilista; grembiuli per tutti: Inaccettabile! Eppure

Le foto testimoniano la necessità di sconfiggere l’analfabetismo imperante, specie tra le classi sociali più umili e dare a tutti la possibilità di migliorare la condizione di vita dei fanciulli attraverso lo studio.

Scampagnate e pellegrinaggi

Non mancavano occasioni per gruppi di amici di visitare le bellezze storiche delle vicine città murgiane, come per esempio Castel del Monte, quando era diverso da come si presenta oggi. Le immagini costituiscono, in questo caso, un vero e proprio documento storico per comprendere lo stato di abbandono in cui molti anni addietro versava la singolare costruzione federiciana.

Altrettanto importanti erano i pellegrinaggi: al santuario della Madonna del Buoncammino, dove ci si recava per devozione a piedi, così come alla chiesa di Picciano o in moto e bicicletta per mete più lontane, quali il Santuario di San Michele del Gargano da cui si tornava non solo con le immagini sacre ben visibili sul mezzo di locomozione, ma anche con pennacchi colorati e molto appariscenti.

Il rito della morte

A partire dall’inizio del Novecento, fra le famiglie di un certo lignaggio, la morte non fu più un fatto privato, ma un evento da immortalare per poter documentare la parte finale dell’esistenza dell’individuo venuto a mancare all’affetto della famiglia e degli amici.

I ceti più abbienti facevano del funerale un evento che coinvolgeva l’intera comunità: trasporto del feretro in apposita carrozza tirata da cavalli neri, preceduta dal Capitolo della Cattedrale al gran completo con la croce grande, i membri di qualche confraternita, gli orfani disposti su due file che aprivano il corteo funebre.

Dietro la carrozza i parenti, gli amici e conoscenti tutti.

Per chi non poteva permettersi la carrozza parata a lutto, l’onore che veniva tributato allo scomparso e alla sua famiglia era il trasporto a spalle da parte di alcuni famigliari, amici o alla prima ditta di onoranze funebri nata in città.

Lo schema, però, a seconda della disponibilità economica della famiglia del defunto, era sempre identico: le grandi corone di fiori aprivano il corteo; seguivano gli orfanelli con le suore che li accudivano, qualche confraternita, la croce processionale (grande o piccola – tutto dipendeva da quanto si voleva spendere), il Capitolo Cattedrale, nella sua interezza o in parte (mezzo Capitolo), la bara portata a spalle, i parenti. Un tocco di raffinatezza e di ostentazione di benessere era la banda che eseguiva musiche per l’occasione.

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