L’erezione della cattedrale federiciana

"L’originario edificio sacro non aveva l’aspetto attuale. Rosone, torre dell’orologio e campanili furono aggiunti diversi secoli dopo".

Roberto Berloco Perle di storia altamurana
Altamura - venerdì 13 settembre 2013
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Quando l’imperatore Federico II di Svevia decise di rifondare Altamura, non pensò ad un castello, ad un maniero o ad una fortificazione, ma ad una chiesa che onorasse la Vergine Maria.
E la pensò non solamente bella, autorevole e imponente, tanto da essere annoverata tra le quattro basiliche palatine della Puglia, ma pure autonoma da qualsiasi giurisdizione civile e vescovile, dipendente solo dall’autorità del Pontefice e da quella sua, di imperatore appunto.
In qualche modo, configurando questo particolare stato giuridico della chiesa madre della futura Altamura, il “Puer Apuliae” impostò anche quello che avrebbe voluto essere il carattere del suo futuro popolo, che il monarca attirò da territori pugliesi e lucani, non badando alla radice razziale o all’appartenenza di nazione, ma solo alla buona volontà di fare comunità, una che doveva fruttare.
Il suolo scelto per ospitare la futura Cattedrale fu voluto lungo il declivio di una collina, quella che ha per sommità l’odierno piazzale antistante l’antica Porta Matera.
Quale potrebbe essere stata la ragione che abbia condotto il regale rifondatore della città a scegliere proprio questo posto non è chiaro, ma sembrerebbe veridica l’ipotesi che, pressappoco in questo punto, sorgessero le rovine di un antico tempio dedicato al dio Giano, durante l’era pagana piuttosto di moda nel territorio murgiano e, soprattutto, in quello altamurano, dove aveva resistito nella fede testarda degli autoctoni sino all’ottavo secolo dopo Cristo.
L’originario edificio sacro non aveva l’aspetto attuale. Rosone, torre dell’orologio e campanili furono aggiunti diversi secoli dopo, mentre l’ingresso era, inizialmente, addirittura sul fronte opposto. Inoltre era previsto di assai più ampiezza, ed ordinato con perfezione teutonica, lo spazio che si sviluppava davanti ad una delle due pareti laterali: quella che oggi è chiamata piazza Duomo non sarebbe, cioè, che una porzione dello spazio pensato all’atto della edificazione.
Secondo una leggenda, che accompagna la memoria storica della Cattedrale nei secoli, l’imperatore avrebbe provveduto a far riempire una delle colonne interne di oro sufficiente a sostenere finanziariamente una ricostruzione dell’edificio nel caso di un suo crollo. Una leggenda che, fino ad oggi perlomeno, leggenda è rimasta.

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