Il castello di Altamura. Mille anni sepolti nella dimenticanza della Storia

Scoperte più o meno recenti hanno permesso di attestare quello che doveva essere lo spazio preciso dell’edificio.

Roberto Berloco Perle di storia altamurana
Altamura - domenica 10 novembre 2013
©

Il privilegio di un castello era un dato frequentemente scontato per un centro urbano di epoca medievale. Perché potesse esserci dovevano convergere ragioni di ordine strategico, politico, sociale ed economico, testimoniate dalla presenza di una popolazione residente e da una ricchezza locale dalla quale trarre tributi a vantaggio del vassallo dominante.
Il senso di questo edificio al di fuori e, nel tardo medioevo, all’interno delle mura di un borgo, era quello di una fortificazione che rappresentasse il principale punto di forza di un territorio, di solito coincidente a quello di un feudo spettante ad un signore locale.
Ad Altamura le prime tracce di un castello risalirebbero all’epoca normanna. Dunque intorno all’undicesimo secolo, ancora prima dell’arrivo degli Svevi e, quindi, ancora precedentemente all’erezione della cattedrale da parte dell’imperatore Federico II di Svevia, il quale dovette averlo ben presente mentre sceglieva anche il luogo dove sarebbe sorta la chiesa madre della nuova civita. Un luogo che, in linea d’aria, sarebbe risultato così assai vicino.
E’ assai probabile che la struttura, posata fin dall’origine all’interno della cinta muraria, conservasse un ruolo preciso anche in epoca sveva ed angioina, probabilmente ospitando il feudatario del posto, oppure il comandante militare, comunque insieme alla guarnigione di stanza nel territorio.
Quale potesse essere il perimetro reale del castello è possibile presagirlo con una certa sicurezza semplicemente gettando lo sguardo a quella che ad oggi è piazza Matteotti, detta anche più soventemente piazza Castello, proprio per via del ricordo ancora oggi vivo di ciò che qui un tempo lontano c’era e con quanto orgoglio per la città stessa.
Scoperte più o meno recenti hanno permesso di attestare quello che doveva essere lo spazio preciso dell’edificio. Si tratterebbe di un’area rettangolare di m. 67 * m. 55, come si ricava da una pianta degli inizi del XVIII secolo, realizzata dall’architetto Donato Giannuzzi, con uno dei suoi lati maggiori coincidente alla misura del lato più esteso del corpo edificato che si affaccia lungo l’attuale via Santa Teresa.
Per quanto tempo abbia potuto reggere questa struttura così particolare non è dato di saperlo. Si può ritenere che abbia avuto ancora un senso in epoca aragonese e, forse, borbonica.
Di certo c’è che, prima o poi, venne abbattuto, forse perché oramai diroccato e, dunque, ritenuto inservibile secondo i canoni di una certa epoca andata. Come altrettanto di certo c’è che il sottosuolo conservi ancora le tracce delle sua fondamenta, almeno queste ancora vive sotto la coltre della dimenticanza della Storia.