Anno di grazia 1799: Altamura “Leonessa di Puglia”

Sul finire del diciottesimo secolo il vento giacobino aveva spirato dalla Francia con la sua rivoluzione di borghesia più che di popolo.

Roberto Berloco Perle di storia altamurana
Altamura - martedì 07 gennaio 2014
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N’è stato versato d’inchiostro. E se ne sono alzate di teste, con sguardi fieramente protesi al cielo, quanto meno per il coraggio che un pugno d’altamurani ebbe per far fronte ad un esercito intero con pochi mezzi, nessuna fortuna e tanto valore, quello d’un ideale nel quale si credeva di cuore: la libertà!
Sul finire del diciottesimo secolo il vento giacobino aveva spirato dalla Francia con la sua rivoluzione di borghesia più che di popolo.
L’Ancien Regime era stato spazzato via e, al suo posto, un direttorio imponeva regole e leggi in una Parigi ancora odorante del sangue scorso negli scontri del 1789.
Proprio da qui sarebbe soffiato quel tifone che, con l’avvento del generale Bonaparte, avrebbe travolto buona parte d’Europa, inducendola a nuova vita di regimi politici e di regole giuridiche più rispettose della giustizia dell’uomo.
Altamura non fu da meno di molte altre città italiane a risentire del fascino di questo fondamentale avvenimento. Ed a questo diede corso storico durante il Maggio del 1799, confidando anche nella partecipazione di militari di professione, tra cui il generale napoletano Mastrangelo, che non avrebbe mancato di defezionare al momento del maggior pericolo.
Nella popolazione locale l’ardimento e l’entusiasmo andarono di pari passo, tenendosi a braccetto anche malgrado il poco armamento a disposizione, ossia quei quattro cannoni che erano tutta l’artiglieria a disposizione dentro il paese.
Gli altamurani più coraggiosi, dei quali alcuni cognomi risultano ormai estinti ma non dalle targhe d’intitolazione di diverse vie nel centro storico, si disposero in difensiva sulle mura e risposero con generosità al fuoco delle truppe del cardinal Ruffo, quando finalmente giunsero in forze da Matera.
Ressero i prodi per ben tre giorni, fino a che venne a mancare il munizionamento, al punto che si dovette ricorrere a monetine al posto delle palle per lo sparo dei cannoni.
Si racconta che gli uomini dell’alto prelato calabrese riuscissero comunque a penetrare in paese solo grazie al tradimento di una donna del luogo che lasciò libera l’entrata di uno degli ingressi secondari della cinta muraria, mentre il grosso della popolazione trovava la via della fuga principalmente attraverso l’uscita di Porta Bari, una di quelle non presidiate dalle formazioni della Santa Fede.
In virtù di quest’atto di eroismo, che fu vero e pieno di conseguenze nefaste per la città, saccheggiata e umiliata dai sanfedisti, con diverse condanne a morte attuate nei giorni successivi alla capitolazione, Altamura venne appellata “Leonessa di Puglia”.
Anche se, ad onor del vero, questo titolo giunse solo nel 1925 per iniziativa di Giuseppe De Napoli, all’interno di un fascicolo di storia dedicato ad Altamura. L’appellativo faceva eco a quello adoperato dal poeta Giosuè Carducci a proposito di Brescia per il coraggio dei suoi abitanti nel periodo del Risorgimento italiano.

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